Squilli di tromba: “E’ eletto Ignazio Cassis”

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Squilli di tromba: “E’ eletto Ignazio Cassis”

di Lara Bergliaffa, rivista unisono, 15.11.2017

Il nuovo Consigliere federale è ticinese e lo si può quindi vedere come il rappresentante in governo della minoranza italofona degli svizzeri. Ignazio Cassis ha però qualcosa in comune con moltissimi svizzeri di tutte le regioni linguistiche: l’appartenenza al movimento bandistico.

Ad aspettare Cassis al suo arrivo festoso il 28 settembre a Bellinzona c’era anche una banda molto particolare: una formazione costituita appositamente da membri delle cinque bande del Malcantone – è infatti questa la regione luganese in cui Cassis è nato e cresciuto – ovvero dei comuni di Agno, Alto Malcantone, Curio-Castelrotto e Sessa-Monteggio, e della Banda di Canobbio. Un’attenzione senza dubbio dovuta per celebrare il fatto di avere di nuovo, dopo ben diciotto anni, un rappresentante in governo. Ma se in molti si sono dati da fare affinché una banda speciale fosse presente, lo si deve al fatto che Ignazio Cassis è stato membro della società bandistica del paese natio, Sessa. E infatti la formazione ad hoc è stata organizzata da Marco Boschetti, allora collega di Cassis nella banda e già presidente della febati. Alla direzione c’era Marco Piazzini – allora direttore della formazione nonché insegnante di tromba di Cassis – e l’attuale maestro della Società Alto Malcantone, Rama Bozzini.

“unisono” ha voluto sapere qualcosa in più su questo nuovo capitolo della biografia del nuovo consigliere federale. E nonostante il periodo frenetico, Ignazio Cassis è riuscito a trovare il tempo per rispondere ad alcune domande.

Signor Cassis, dal primo novembre lei sederà al tavolo deI Consiglio federale in qualità di responsabile del Dipartimento affari esteri (l’intervista ha luogo nel mese di ottobre, ndr). Ma immaginiamo che nel tempo trascorso dal 20 settembre la sua vita sia già cambiata. È così?

Esatto. Ho lasciato il Parlamento e sto gradualmente concludendo le mie attività professionali (mandati d’insegnamento e gestione di organizzazioni attive nel sistema sanitario). Parallelamente mi occupo del trapasso dei dossier dal CF Burkhalter e dal suo staff, al sottoscritto. Infine sto scegliendo i membri della mia nuova squadra. Il tutto frammisto a vari festeggiamenti in onore dell’elezione: dal Comune di domicilio (Collina d’Oro) a quello di attinenza (Sessa) fino a eventi minori. Davvero un periodo intenso!

 

Quale banda ha salutato il suo arrivo a Bellinzona il 28 settembre?

Una banda speciale, composta esclusivamente per quest’evento, chiamata Banda del Malcantone. Sono stati coinvolti membri delle bande malcantonesi e di quella di Canobbio. Il tutto sotto l’abile guida del Maestro Marco Piazzini, che è stato il mio insegnante di tromba quando ero adolescente.

 

La musica ha sempre fatto parte della sua vita; già da bambino lei ha iniziato a prendere lezioni di pianoforte. Quando esattamente e come è arrivato a questo studio?

In realtà ho iniziato a studiare la musica quale allievo della banda di Sessa e Monteggio – la Società musicale Concordia. Avevo circa 9 anni e allora si faceva anche un anno di solfeggio prima di avere lo strumento. Poi mi sono appassionato alla musica e verso 12 anni sognavo d’imparare il pianoforte. Così strimpellavo su una tastiera che avevamo a casa.

 

In seguito è però entrato nella scuola allievi della società musicale Concordia di Sessa-Monteggio, imparando a suonare il flicorno contralto. Come mai questo cambiamento?

E’ avvenuto tutto in parallelo. Mentre sognavo il pianoforte ho potuto suonare il mio primo strumento, il flicorno contralto – chiamato genis. E’ stato il mio primo strumento a fiato.

 

Dopo tre anni è passato alla tromba, per poi fare il suo ingresso nella formazione come membro attivo. Che ricordi ha di questo periodo?

Ricordo che ero molto fiero di poter finalmente suonare la tromba. Era lo strumento del nostro Maestro Marco Piazzini. E lui era bravissimo! Sono quindi riuscito a farmi comprare una tromba nuova dai miei genitori: era una Bach e costava cara. Uno sforzo notevole per la famiglia, io ne ero fierissimo e la pulivo sempre. Mi piacevano i servizi in Paese, marciando su e giù per le strade al suono delle marce religiose San Giustino e Santa Giulia. Poi ci offrivano sempre da bere, ma quasi solo vino rosso, che allora non mi piaceva.

 

A 18 anni ha superato l’esame della Fanfara militare, svolgendo così la scuola reclute come trombettista. Proprio in questo numero parliamo di questo esame (cfr articolo). Oggi si rammenta ancora di questo test?

Si, era un esame molto selettivo. Tra una cinquantina di giovani che aspiravano ad entrare nella fanfara militare nel 1979, soltanto otto furono selezionati in Ticino, e di questi tre erano di Sessa, di questa piccola banda. Accanto a me c’erano i fratelli Stefano e Roberto Pani. Poi abbiamo svolto insieme la scuola reclute nel 1980 a Savatan in Vallese, in una ex prigione militare scavata nella roccia. Sono stati quattro mesi di crescita … e non solo musicale.

 

Qual è stata la sua esperienza nell’Esercito?

Dopo la scuola recluta e tre corsi di ripetizione sono stato trasferito nelle truppe sanitarie, perché studiavo medicina. Ho quindi svolto la scuola di sottoufficiale a Losone/TI e quella di ufficiale a Moudon/VD. In seguito sono diventato capitano e poi maggiore. Ho volto tutti I corsi di ripetizione in una blasonata formazione ticinese, il Bat car mont 9.
L’esercito è stata una grande agenzia integrativa: ho imparato a convivere con persone di altre lingue e abitudini. Ho imparato a conoscere angoli remoti del nostro stupendo Paese. Soprattutto ho però imparato a soffrire senza lamentarmi: ciò che differenzia l’adulto dal bambino è la capacità di tollerare le frustrazioni!

 

Oggi lei affronta il grande impegno di consigliere federale, ma anche quello di medico – la sua professione – non è certo uno scherzo. Fino a quando è riuscito a dedicarsi alla tromba?

Ho suonato l’ultima vola la tromba al matrimonio di mia sorella Manuela, avevo circa 25 anni. Poi la professione di medico non mi ha più lasciato il tempo necessario. Nel frattempo si era anche allontanato per gli studi un fedele amico polistrumentista, Diego Brenni di Ponte Tresa. Era difficile suonare senza lui! Negli anni successivi ho suonato la chitarra folk per accompagnare il canto.

 

In che modo la formazione musicale ha influito su Ignazio Cassis come persona a tutto tondo? Ha avuto un’influenza anche sulla sua attività politica?

La musica ha avuto un profonda influenza nella mia educazione. Non c’è capitolo di vita senza la sua colonna sonora. La musica mi ha insegnato la sensibilità per riconoscere le sfumature, mi ha educato l’orecchio per ascoltare gli altri e mi ha instillato il senso del ritmo (e quindi della condotta). E’ stata determinante per la professione, per la politica, per gli affetti. Insomma senza la musica non sarei io.
La musica esprime ciò che non si può dire e ciò che non si può tacere. Friedrich Nietzsche ha scritto: “Senza musica la vita sarebbe un errore”.

 

Oggi che rapporto ha con la musica?

Intimo e genuino. Nei momenti di solitudine la musica sa far sorridere e nel contempo ti aiuta a piangere.

 

Quali sono le sue aspettative riguardo la sua attività nel Dipartimento federale degli affari esteri?

Vorrei riuscire a guardare oltre l’orizzonte, per affrontare i nodi cruciali (come il nostro rapporto con l’UE), senza farmi divorare dal rumore di fondo quotidiano. L’educazione musicale mi aiuterà a discernere la melodia nella cacofonia politica.

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