Il managed care secondo Ignazio Cassis, “è stato dipinto come una catastrofe”. - Ticinolibero.ch, 06.06.2012 PDF Drucken E-Mail
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Il 17 giugno voteremo su una riforma della LAMal, che introduce il concetto di “managed care”, ossia le reti di cura integrate, che stanno suscitando un vivo dibattito. Ne abbiamo parlato con uno dei fautori, il consigliere nazionale PLR Ignazio Cassis


Ignazio Cassis, cosa significa “managed care”? Cioè, su cosa andremo a votare?
Andremo a votare su una modifica di legge che vuole promuovere le reti di cura integrate, cioè organizzazioni create da medici per ottimizzare la cura dei pazienti, migliorandone la qualità e con un’attenzione ai costi.

 

Questo significa che non ci saranno più gli studi di singoli medici, ma gruppi di medici in un unico studio?
No. Significa solo che il cittadino avrà una scelta in più. Oggi il cittadino può scegliere un’assicurazione normale, che gli permette di andare da tutti i medici che vuole quando vuole. Oppure può scegliere il cosiddetto “modello del medico di famiglia”: sceglie un medico da una lista che la sua cassa malati gli propone, e si impegna ad andare sempre da quel medico prima di consultare altri medici o servizi ospedalieri. In cambio ottiene una riduzione del premio. Oppure ancora può scegliere il “modello della telemedicina”: in caso di bisogno s’impegna a telefonare sempre prima a un centro di consulenza medica, anche qui con riduzione del premio. A queste tre possibilità se ne aggiunge una quarta, che però al momento in Ticino non c’è: quella della “rete di cure integrate”. Oggi qualcuno ha questa possibilità, altri no. La modifica di legge vuole estendere le reti in tutta la Svizzera e favorirne la scelta da parte dei cittadini, con appositi incentivi finanziari. La legge aggiunge dunque una possibilità d’assicurazione alle tre già esistenti. Anche questa sarà offerta con una riduzione dei premi. Ma in più il cittadino pagherà anche una minor partecipazione ai costi.

 

Cosa significa precisamente?
Quando scegliamo una cassa malati, decidiamo anche quanta franchigia pagare: da un minimo di 300 a un massimo di 2’500 franchi. I premi sono più alti con una franchigia di 300 e più bassi con una di 2’500, perché come cittadino assumo più rischio personalmente. Questa scelta della franchigia resta possibile anche nelle reti di cura. Se il costo del medico o dell’ospedale supera la franchigia, oggi pago personalmente il 10% della somma superiore alla franchigia, fino a un massimo di 700 franchi. Con le reti la mia partecipazione ai costi in caso di malattia diminuisce: al pagherò tra 0 e 10% a dipendenza della rete, fino a un massimo di 500 franchi, dunque 200 in meno di oggi. Una rete di cura potrà offrire l’8%, il 4%, o addirittura lo 0%: lo sceglierà ogni rete. Un malato cronico con cure mediche frequenti pagherà dunque, oltre la franchigia, al massimo 500 franchi: questa riduzione è un incentivo finanziario voluto, per invogliare soprattutto i malati cronici ad entrare nelle reti. Gli studi scientifici ci dicono infatti che quando le cure sono coordinate, quando cioè un medico dirige e accompagna sempre il paziente, la qualità delle cure è migliore, ci sono meno errori e il paziente è più sicuro.

 

E chi invece non è interessato a questo modello, che vuole rimanere sul modello tradizionale, quanto pagherà?
Chiunque può scegliere. Se non vuole aderire alle reti pagherà un po’ di più di tasca propria: nel peggiore dei casi 300 franchi all’anno, cioè 80 ventesimi al giorno. Infatti l’attuale 10% passerebbe al 15% con un tetto massimo di 1000 franchi all’anno, 300 in più di oggi. Dunque da un lato c’è riduzione della partecipazione ai costi per chi è curato in rete – perché essere curati in rete è l’obiettivo di questa riforma – mentre dall’altro lato la partecipazione sarà un po’ più elevata. Come detto abbiamo chiare prove che indicano come la qualità delle cure nelle reti sono migliori e meno costose, perché si evitano errori, doppioni e perdita di informazioni. Nelle reti i pazienti hanno una cartella clinica informatizzata.

 

Ma con questa riforma si andrebbero a ridurre i costi della sanità?
No! Non è possibile globalmente ridurre i costi della salute, perché l’invecchiamento e il progresso tecnologico aumentano sempre le esigenze dei cittadini. Per ridurre i costi della sanità occorrerebbe razionare le cure. Con questa misura, assieme ad altre, vogliamo e possiamo però rallentare la crescita dei costi della salute. Votando SI, ogni cittadino ha oggi la possibilità di fare qualcosa per contenere l’aumento dei premi.

 

I contrari mettono in guardia dalla perdita della libertà di scelta del medico?
Oggi lei può andare da tutti i medici che vuole quando vuole. Potrà farlo anche in futuro, ma pagando – nella peggiore delle ipotesi – 300 franchi in più all’anno. Se sceglie il sistema delle reti di cura lei scegli liberamente il suo medico di famiglia e poi s’impegna a consultarlo prima di andare da specialisti o in altre strutture. Se un giorno ha male alla pancia non potrà andare direttamente dal gastroenterologo senza consultare (almeno telefonicamente) il suo medico di famiglia. Detto in altre parole: la libera scelta del medico resta, ma non la libera scelta dei medici, cioè di tutti quelli che vuole. “La fine della libera scelta del medico” è dunque una frase sbagliata, che trae in inganno! La libera scelta del medico resta anche per tre specialisti: l’oculista, il ginecologo e il pediatra: questi potranno essere sia nella rete sia fuori rete, il paziente li sceglie liberamente. Potrà anche continuare ad essere curato – per certi problemi – dal suo specialista di fiducia, basta che ne parli col suo medico di famiglia. La maggior parte degli specialisti lavora con tutte le reti, dunque non c’è problema. Quello che vogliamo – lo avrà capito – è evitare è il “consumismo medico”. Infine una bella novità di questa legge: le reti non potranno più essere di proprietà delle casse malati, come è spesso il caso oggi.

 

Ma si può quantificare quanto sarà il risparmio sui premi di cassa malati per chi aderirà a questo modello?
Ci sarà un risparmio netto fra il 12% e il 15%, che si rifletterà sul premio di cassa malati. Si pagano premi inferiori perché inferiori sono i costi di cura, grazie alla coordinazione, che impedisce sprechi e diminuisce gli errori. Oggi il sistema sanitario è così abbondante che sono frequenti sprechi ed errori. Pensi solo che in Svizzera ogni anno finiscono nella spazzatura medicamenti per 500 milioni di franchi. Se oggi lei va da due o più medici, che non sanno nulla l’uno dell’altro, ognuno rifà tutta una serie di esami: dunque paga più medici, più esami e… più errori. E questo non è razionale, è uno spreco. Senza dimenticare che se un paziente si fa trattare con la sua testa, non essendo medico, rischia di finire da medici sbagliati e di far spendere molti soldi senza essere trattato bene. La qualità di cura nelle reti integrate è – lo ripeto – migliore. E così la sicurezza del paziente.

 

Quando la riforma è stata votata in Parlamento quasi tutti i partiti la sostenevano, poi piano piano la riforma ha perso consensi? Come spiega questa perdita di consensi?
A livello ticinese l’Ordine dei medici ha investito molti mezzi per far scendere un manto gelido su quest’importante novità, dipingendola come una catastrofe. Sono state raccontate molte leggende, tante inesattezze e qualche buglia. È stato per esempio costantemente ripetuto che questa riforma è una vittoria delle casse malati. Posso assicurare in tutta sincerità che il contrario è vero: ero in Parlamento sin dalla prima ora ed ho partecipato alla redazione di questa legge. Le casse malati hanno tentato di farci cambiar strada quando le abbiamo obbligate a vendere le reti ai medici oppure quando abbiamo messo una regola che pone fine alla caccia dei pazienti giovani e sani. Esse in realtà perdono potere con questa riforma, anche perché il loro partner contrattuale non è più un medico solo nel suo studio, ma una rete di medici con tanti pazienti e dunque molto più potente. La riforma porta maggior trasparenza e la trasparenza spaventa! Così diversi medici, soprattutto specialisti, hanno deciso di lanciare e pagare il referendum, appoggiato moralmente anche dai socialisti, inizialmente invece favorevoli. Anche l’UDC ha cambiato posizione strada facendo, sotto la pressione di un dibattito confuso che crea paure. PLR, PPD e verti liberali hanno invece confermato il loro sostegno alla legge. I Verdi hanno invece lasciato oggi libertà di voto. In parlamento erano 133 SI contro 46 NO, dunque una larghissima maggioranza di favorevoli, alla fine di un lavoro durato sei anni.

 

Nel caso in cui questa riforma venisse bocciata l’unica strada rimane quella della cassa malati unica con premi proporzionali al reddito, come caldeggiato dalla sinistra? Cioè, la riforma è stata voluta anche per contrapporsi all’iniziativa popolare lanciata in tal senso?
Certamente, il managed care è stato voluto per far evolvere il sistema sanitario, non per stravolgerlo. Si vuole migliorare la situazione dei costi e della qualità: non dimentichiamo che ogni giorno 4 persone in Svizzera muoiono per errori medici evitabili, 1’400 all’anno! Su 100 persone che entrano in un ospedale acuto, come per esempio il San Giovanni di Bellinzona, 6 ci arrivano a causa di interazioni farmacologiche legate a cure non coordinate. Se abbiamo la possibilità di migliorare questo aspetto, sarebbe sciocco non farlo. Tante persone non soffrirebbero. La nostra convinzione è che in Svizzera il sistema sanitario è buono, ma la sua fragilità finanziaria aumenta a vista d’occhio: ce ne accorgiamo ogni autunno quando ci comunicano i premi di cassa malati. Prima che sia troppo tardi occorre fare il necessario: il managed care crea una dinamica di lavoro coordinato e integrato che risolve questi problemi, e tiene sotto controllo i costi. Il Parlamento a Berna ha scelto questa strada perché convinto che sia necessaria un’evoluzione e non una rivoluzione. La cassa malati unica pubblica sarebbe una rivoluzione e cambierebbe completamente l’architettura del sistema sanitario svizzero. Io spero che ogni cittadino riesca a capire, malgrado il forte rumore di fondo, che questa riforma è un passo nella giusta direzione, e che dunque voti SI!