Una nuova stretta sugli invalidi - La Regione Ticino, 15.12.2010 PDF Imprimer E-mail

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Consiglio nazionale diviso attorno alla sesta revisione che tocca soprattutto i malati psichici

da Palazzo federale Edy Bernasconi

Berna – Il debito dell’assicurazione invalidità (Ai) ha raggiunto i 14 miliardi e cresce ogni anno. Quella della crisi degli enti previdenziali è una caratteristica che sembra accomunare tutte le assicurazioni sociali in una società che invecchia e nella quale diventa sempre più difficile entrare nel mondo del lavoro soprattutto per coloro, come gli invalidi, che sono stati meno favoriti. Come uscirne per evitare il collasso? È il quesito che viene proposto regolarmente. È stato il caso per l’assicurazione contro la disoccupazione, la cui riforma è stata recentemente votata dal popolo. È ora il momento, per la terza volta in pochi anni, della Ai.

Una nuova stretta è ritenuta necessaria dal Consiglio federale e dalla maggioranza del Parlamento allo scopo di contenere la crescita del disavanzo nonostante i correttivi già apportati e che comprendono, a partire dalla fine di quest’anno, anche un aumento del tasso dell’Iva seppure per un periodo limitato di tempo. Così era stato deciso nell’ambito della quinta revisione. Con la sesta che si suddivide in due parti (la prima è quella attualmente in discussione davanti alle Camere) si mira a contenere le uscite annue per un totale di 1 miliardo e 300 milioni. Nella prima fase l’obiettivo di risparmio è di 550 milioni. Ad essere toccati saranno, in particolare, coloro che soffrono di malattie psichiche.

Il Consiglio degli Stati ha già accettato la proposta di riforma ed ora, a parlarne, è il Consiglio nazionale. Ieri alla Camera del popolo si è aperta la discussione che continuerà domani. Tra i temi che dividono il Consiglio nazionale figura quello legato alla fissazione di quote di assunzione per i disabili. La maggioranza della commissione che si è occupata della questione propende per una quota dell’1 per cento del personale all’interno di aziende che occupano almeno 250 persone. Questo allo scopo di consentire l’integrazione dei beneficiari della Ai nel mondo del lavoro.

Al di là di questo aspetto il confronto, al Nazionale, è vivace. La sinistra (socialisti e Verdi) si è così opposta all’entrata in materia. Sono intervenuti in questo senso Katharina Prelicz-Huber per i Verdi e la socialista Silvia Schenker. Sempre la sinistra contesta soprattutto il taglio delle rendite che colpirà un numero importante di assistiti. Il fronte borghese risponde tuttavia che al popolo è stato promesso un risanamento della Ai in cambio dell’aumento del tasso di imposizione dell’Iva, questo in occasione dell’ultima votazione sulla materia. È stato questo, ad esempio, il parere espresso da Ruth Humbel (Ppd).

Nonostante l’opposizione della sinistra, il Consiglio nazionale ha comunque deciso di entrare in materia e, con buona probabilità, la nuova riforma dell’assicurazione invalidità sarà accolta dal Nazionale. Restano aperte alcune incognite. La principale è quella legata alla fissazione di quote minime per l’assunzione di invalidi nelle aziende. La maggioranza della commissione si è espressa a favore, ma il Parlamento rimane diviso. Se il principio delle quote di assunzione dovesse essere accolto, sicuramente l’Unione democratica di centro si opporrà o (nella migliore delle ipotesi) si asterrà sulla nuova revisione della Ai. Ciò potrebbe portare, tenuto conto della opposizione della sinistra, ad un voto negativo. È più o meno il medesimo scenario emerso nella discussione sull’Avs. In questo caso il dossier è destinato a tornare al Consiglio degli Stati che non se ne occuperà, tuttavia, nel corso della sessione invernale che si conclude venerdì.