| ‘Non usiamo le carte di credito dei nostri figli’ - La Regione Ticino, 15.12.2010 |
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Ignazio Cassis (Plr) relatore del progetto di legge
Berna – «In gioco vi è il futuro di un istituto sociale che perde miliardi ogni anno. Sarebbe da irresponsabili mantenere l’Assicurazione invalidità utilizzando le carte di credito dei nostri figli» è il monito che rivolge, in particolare alla sinistra, il consigliere nazionale ticinese Ignazio Cassis che è uno dei due relatori sulla revisione. «È necessario prima di tutto chiarire, al di là dei molti discorsi populisti che si sono sentiti anche al Nazionale, che ad essere toccate saranno unicamente 12’500 rendite ponderate (circa 17’000 persone) su un totale di 250 mila che sono al beneficio di una rendita Ai» precisa ancora a laRegione Ticino il parlamentare liberale radicale. «Il discorso tocca dunque, detto in altre parole, 5 su 100 degli attuali beneficiari da qui al 2018, in cambio di un consistente risparmio finanziario destinato a dare continuità a questa assicurazione. Credo che si tratta di un obiettivo perseguibile se si tiene conto delle misure di accompagnamento previste, penso in particolare agli incentivi a favore delle aziende perché assumano persone attualmente al beneficio della invalidità». Si tratta tuttavia unicamente di incentivi e non di un vincolo, come vorrebbe anche la maggioranza della sua stessa commissione e non solo la sinistra: «Le verifiche effettuate nei Paesi, in particolare quelli scandinavi, che hanno adottato il sistema delle quote ci dicono che questo metodo non aiuta a raggiungere il risultato sperato. Anzi, ha generato effetti perversi, come la tendenza delle aziende a inserire personale già alle loro dipendenze dopo una malattia nella quota degli invalidi. Senza dimenticare un altro punto debole della proposta legata alle quote. Si parla di aziende con oltre 250 dipendenti. Quante sono e quanti disabili potranno occupare? Nessuno è in grado di fornire una risposta» prosegue Cassis. Quanto al rischio che i beneficiari esclusi dalle rendite finiscano a carico dell’aiuto sociale, il consigliere nazionale Plr è ancora più perentorio: «Dal 2004, in seguito alla quarta e alla quinta revisione, il numero delle nuove rendite è diminuito del 45 per cento. Senza che, mi pare, vi siano state conseguenze gravi sul piano sociale». |




