A CONGRESSO PER IL FUTURO DEL TICINO
Non so a voi, ma a me que sto termine in cute soggezio ne: «congresso programmati co» è una pa rola che mi porta lontano con i pensieri, sui banchi di scuola, quando il docente spiegava i moti rivoluzionari sovietici d'ini zio 900. Vedo aule austere avvolte da diffusa penombra, dove vecchi e saggi discutono con impegno degli indirizzi strategici del mondo. «Una noia mortale», pensavo allora. Quel sentimento mi è rimasto incol lato e «congresso programmatico» evoca in me l'emozione di un male necessario, di un rituale obbligato rio inflitto a chi ha il torto di occu parsi di politica. È la preghiera per l'espiazione dei peccati. Insomma: una parolaccia! Sabato 27 novembre ci sarà il con gresso programmatico del PLRT a Mendrisio (Mercato coperto, ore 9.00). Il richiamo già poco sexy a causa della parolaccia si somma poi all'orario: le nove di un sabato mattina. «Se ancora non dormo - si staranno dicendo molti - lascia temi almeno bere un caffè a casa in santa pace!». E infine una do manda ricorrente: ma si può poi andare a un congresso di partito senza esserne membri? Temo che pochi eroi affronteranno la fatica. Ovviamente sarei felicis simo di sbagliarmi e incontrare a Mendrisio almeno il 5% degli elet tori PLRT, cioè almeno 1.500 citta dini. Ma anche tanti curiosi, gio vani e meno, da ogni angolo del cantone, ansiosi di capire cosa vo gliono i liberali radicali per il futu ro nel nostro Paese. Da qualche tempo sento infatti la stessa doman da: «Senti un po', tutti questi litigi: va be', ma avete anche dei progetti per il futuro, oltre che bisticciare?». Sissignore, rispondo convinto. Poi tento di motivare l'interlocutore per accompagnarmi al «congresso pro grammatico». Accidenti! Mi è usci ta di nuovo la parolaccia: troppo tardi, ha già iniziato a parlare di sport. Forse dovremmo scegliere un nuo vo titolo. Al posto di «congresso pro grammatico» potremmo chiamar lo «scegli il futuro del tuo cantone: le proposte dei liberali-radicali». E poi dovremmo scrivere le proposte in modo semplice, coerente e bre ve, e indicare dove vogliamo che il viaggio ci porti. I dettagli lasciamo li poi ai politici, che a loro piace. Lo ammetto: il nome del congres so è ancora vecchiotto, però il ca talogo dei desideri - il cosiddetto programma - stavolta è davvero ben fatto. Semplice, breve, lineare. Forse già troppo complicato per un quattordicenne, ma certamente di geribile per un diciottenne. Ci ri corda i principi del liberalismo: la concezione laica della realtà, l'im portanza delle libertà fondamen tali contro ogni dogmatismo, l'ap proccio pragmatico e razionale ai problemi, il rispetto delle leggi e del lo Stato, la ricerca di un equilibrio fra le esigenze dell'economia e quel le sociali. Poi sulla scorta di questi principi si fanno proposte per i va ri settori della nostra vita, come il territorio, l'istruzione, l'economia, la socialità, la sicurezza, le finan ze. Il tutto in solo sette pagine! Bra vi, davvero. Ah, dimenticavo. Al Mercato coper to non c'è penombra ma molta lu ce, l'ambiente momò è caloroso, ci sono sia vecchi saggi che giovani audaci. C'è anche il caffè. E ognu no è libero di dire ciò che pensa. Ma c'è una regola da rispettare, una sola: aver ragione non basta! An che la miglior ragione a nulla ser ve se non si ha la maggioranza.
Ignazio Cassis, consigliere nazionale
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