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Le pressioni di Levrat su Cassis

In questi giorni di tensione, l’attenzione si rivolgeva soprattutto al PLR. Dal PLR infatti ci si aspetta maggiore fedeltà alle proposte istituzionali, ma anche maggiore libertà di voto, rispetto alla disciplina ferrea che regna ad esempio in casa UDC. Al centro della tormenta Ignazio Cassis: capogruppo PLR, ma anche presidente della Commissione competente per il dossier Previdenza 2020.

Durante il dibattito precedente il voto decisivo, il ticinese ha ancora una volta esposto la posizione del partito. L’intervento, però, avrebbe dovuto concludersi diversamente. C’erano ancora due paragrafi, come ci ha mostrato lo stesso Cassis a dibattuto concluso. Due paragrafi scritti in francese, e indirizzati al presidente del PS Christian Levrat.

All’ultimo momento Cassis ha deciso di non leggerli, ritenendo che la questione andava affrontata diversamente. C’è stato un episodio, infatti, particolarmente difficile da digerire per il capogruppo PLR. È martedì mattina, al Nazionale sono in corso i dibattiti. Davanti alla fotocopiatrice che sta appena fuori dall’ala del PLR, Levrat si rivolge a Cassis. «Mi ha detto – racconta il ticinese – che se il gruppo PLR avesse deciso di dichiarare la riforma un dossier strategico, ci sarebbero state pesanti conseguenze personali per me». Quando un dossier è strategico (serve il consenso dei due terzi del gruppo), i membri del gruppo decidono di seguire la linea della maggioranza, in questo caso il «no» alla riforma. Simili disposizioni esistono in ogni gruppo parlamentare.

Le affermazioni di Levrat diventano più chiare alla luce del racconto di una cena svoltasi a Friborgo questa settimana. Una cena in onore di Jean-François Steiert, consigliere nazionale PS eletto nel governo friburghese. Tra i presenti Levrat, ma anche il consigliere nazionale PLR Laurent Wehrli. Secondo il racconto fatto da quest’ultimo, Levrat avrebbe affermato che il comportamento di Cassis sulla Previdenza 2020 avrebbe messo a rischio le sue chance di diventare consigliere federale.

Per finire il PLR è davvero stato unanime (solo due astensioni: lo stesso Wehrli e il presidente dei contadini Jacques Bourgeois). E, precisa Cassis, lo sarebbe stato in ogni caso, anche se il dossier non fosse stato dichiarato come strategico. Tanto è vero che ieri alle 7 del mattino, quando il gruppo si è riunito per decidere, Cassis aveva proposto di lasciare libertà di voto. La maggioranza del gruppo ha però deciso di rispedire al mittente (Levrat) le minacce e ha mantenuto il dossier strategico.

Si ricorderà che Levrat aveva già avuto un problema con un liberale-radicale ticinese. Si trattava di Fulvio Pelli, definito «un bugiardo incallito» dal presidente socialista (a far scoppiare la lite era stata la ripartizione dei Dipartimenti dopo l’elezione di Sommaruga e Schneider-Ammann). Pelli, allora presidente del PLR, aveva denunciato Levrat. La denuncia era poi stata ritirata quando il socialista si era scusato. Un passo del genere farebbe piacere anche a Cassis: «Potrebbe offrirmi un caffè, lo apprezzerei».

Anna Fazioli, Corriere del Ticino 17.3.2017

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