È impossibile piacere a tutti, soprattutto se si ha una linea abbastanza profilata

Man könnte meinen, Kassen seien Terrorgruppen
12/07/2017
«Bin nicht immer Jeanne d’Arc».
12/07/2017

È impossibile piacere a tutti, soprattutto se si ha una linea abbastanza profilata

Intervista a Ignazio Cassis di Michelle Cappelletti – CdT 12.07.2017

Ignazio Cassis, lei è rimasto in silenzio dalle dimissioni di Didier Burkhalter. È stato faticoso per non rispondere agli attacchi e alle denigrazioni?
«Ci sono momenti della vita in cui c’è bisogno di silenzio per capire cosa si vuole davvero. Bisogna inoltre imparare a lasciar scivolare via certi veleni. Senza questa capacità sarebbe difficile candidarsi per il Consiglio federale».

Quali riflessioni ha maturato in queste settimane?
«Le riflessioni sono state numerose. In primis quella di mettere anima e corpo in questa funzione per una decina di anni, perché se si decide di assumere questa carica lo si fa con questa idea. Burkhalter ha lasciato dicendo che la doppia pelle che la funzione gli imponeva era diventata insopportabile. Si tratta quindi di un’attività molto dura, intensa, ma dall’altro canto anche appassionante perché permette di affrontare i problemi della Svizzera e contribuire a risolverli. Questo aspetto bilancia la limitazione della privacy nella vita di tutti i giorni. Poi chiaramente vi è anche la famiglia: ho discusso con mia moglie per vedere se questo passo era fattibile anche per lei. E non da ultimo vi sono le attività professionali e di insegnamento universitario, perché in caso di elezione bisogna finire tutto».

Una delle criticità sollevate nei suoi confronti riguarda il suo rapporto con le casse malati. Quanto la preoccupa, pensando ad esempio alle affermazioni del presidente del PS svizzero?
«Christian Levrat cavalca un sentimento popolare di antipatia verso le casse malati, che inviano a casa le fatture dei premi. Le casse sono tuttavia un elemento importante del sistema sanitario, più volte confermato in votazione popolare. Mi impegno da quattro anni con quattro casse malati uscite dall’associazione mantello proprio per creare una nuova via. E in questo lasso di tempo di cose importanti ne sono state fatte per fare in modo che i cittadini possano avere accesso a cure di buona qualità a costi sopportabili. Ogni autunno i cittadini si lamentano per l’aumento dei premi, e proprio su questo ho concentrato la mia azione».

Ma una volta eletto consigliere federale metterà da parte questo suo legame con le casse malati?
«Ma certamente. Ho anche legami con il mondo dei medici e con quello delle case per anziani, di cui presiedo l’associazione svizzera. È un legame dettato dalla funzione che si occupa, quando questa finisce inizia un’altra fase della vita. Quando ho terminato di essere medico cantonale non mi sono più interessato a quella funzione. La vita è fatta di tappe e di capitoli». 

Il Ticino sarà in grado di sostenere unanimemente il suo candidato?
«Bisogna essere coscienti del fatto che non c’è un candidato che va bene a tutti, tanto più se questa persona ha alle spalle dieci anni di attività politica abbastanza profilata. È stato così per tutti quelli che ci hanno provato prima di me: Marina Carobbio, Norman Gobbi e per me stesso nel 2010. Credo sia importante che il partito che deve occupare questo seggio sia unito, con una linea chiara e limpida, come avvenuto finora. Se anche al 1. agosto questo si confermerà e sarò nominato, sarò volentieri a disposizione. Ma il Comitato cantonale è certamente libero di seguire altre piste. Questa è la nostra democrazia. La fase successiva sarà anche molto importante; si giocherà sul piano nazionale e dovremo confrontarci con candidature romande».

Lei ha più volte ricordato che «è giunto il momento della rappresentanza della Svizzera italiana in Consiglio federale». Lei sente di poter rappresentare il Ticino con le sue specificità e le sue criticità?
«Sì, sento di poterlo fare, sono nato e cresciuto in Ticino. Ma anche qui occorre ricordare che non ci sarà mai il candidato amato da tutti; se così fosse ci sarebbe qualche problema perché significherebbe che non ha alcuna linea. Così come non c’è un solo Ticino con un’unica visione delle cose: è una realtà variegata. Io rappresento una di queste realtà e non bisogna dimenticare che questo è un seggio del PLR svizzero, non di altri partiti.. Io sono in favore degli accordi Bilaterali, contrario all’adesione all’UE e favorevole a un controllo dell’immigrazione e a una preferenza indigena. La soluzione approvata nella sessione invernale del 2016 sul 9 febbraio è una scelta pragmatica, vediamo ora che impatto ha. Occorre stare attenti a non sovra-interpretare il sì all’iniziativa contro l’immigrazione di massa, che in Ticino era più legata al mercato del lavoro che alla politica dell’asilo».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *