Come la penso

ABC della politica

Asilo

Sono fiero della nostra tradizione umanitaria svizzera in materia di asilo. Essa va mantenuta e difesa. Le persone perseguite devono poter contare sulla nostra solidarietà spontanea e beneficiare della nostra ospitalità. Il diritto d’asilo dev’essere chiaro e semplice, le procedure decisionali rapide: dobbiamo poter rapidamente distinguere chi sfugge da persecuzioni da chi sfugge dalla povertà. Infine, chi beneficia della nostra ospitalità deve rispettare le nostre leggi. Chi non le rispetta deve lasciare il Paese. Sono per una politica d’immigrazione dura ma giusta. La politica d’asilo va poi coordinata con gli altri paesi europei, per evitare rimbalzi e scarichi di responsabilità. Gli attuali flussi migratori richiedo accordi internazionali, come quello di Dublino.
Famiglia e Società

Tutti devono poter crearsi una famiglia, indipendentemente dalla classe sociale e dal modello di famiglia. La situazione svizzera è globalmente buona, ma il sistema giuridico deve essere più elastico verso le molteplici forme di convivenza, come le famiglie arcobaleno. Lo Stato non deve discriminare i cittadini in base alle loro scelte sessuali o familiari. Strumenti come gli assegni familiari, le deduzioni fiscali, le riduzioni assicurative permettono, insieme con le diverse misure cantonali, anche ai meno abbienti di crearsi una famiglia. La conciliabilità tra professione e famiglia può invece essere migliorata, per mamme e papà, attraverso soluzioni flessibili dei partner sociali e incentivi fiscali. E’ importante non disperdere l’apporto fornito all’economia dalle persone ben formate. Anche per l’esercizio individuale dei diritti, sono per una società liberale. Limitare le libertà individuali può essere solo una ultima ratio giustificata da un interesse pubblico preponderante.
Finanze pubbliche e fiscalità

Dico NO alla politica dell’indebitamento statale: come in una famiglia, anche nello Stato finanze sane sono la premessa per un futuro sicuro. Dobbiamo compiere il passo secondo la gamba, non vivere sopra i nostri mezzi, soltanto perché è elettoralmente pagante distribuire i soldi (degli altri). La spesa pubblica va controllata evitando sprechi e incentivi sbagliati, se necessario anche con tagli alla spesa. La politica deve agire con metodo e disciplina: il freno costituzionale alla spesa e all’indebitamente sono strumenti vitali per la salute finanziaria elvetica e vanno estesi anche alle assicurazioni sociali. Grande attenzione va posta alla tendenza a generare troppe norme e leggi, che riducono la libertà del cittadino e creano nuovi costi. La legge ha lo scopo di garantire – non di restringere - la libertà. Le imposte sono essenziali per uno Stato funzionante: i soldi sono però il frutto del lavoro di chi li guadagna. Dunque prelevarli al cittadino o alle imprese è un atto di forza, giustificato soltanto da un uso parsimonioso, efficace ed efficiente delle risorse fiscali. Il fisco non può essere percepito come confiscatorio.
Formazione

In Svizzera le uniche materie prime di cui disponiamo sono i cervelli. L’istruzione rappresenta dunque di gran lunga l’investimento più importante per il futuro. Occorre garantire a tutti, indipendentemente dalla situazione socio-economica, le pari opportunità di partenza. Qui il liberalismo si differenzia dal socialismo, che postula le pari opportunità in qualsiasi momento della vita. Ognuno deve poter mettere a frutto le proprie capacità e ambizioni, nonché godere dei suoi successi. La società ha bisogno di impresa e innovazione! Un solido sistema di borse di studio risponde a quest’obiettivo. Borse che non devono però essere distribuite ad annaffiatoio né interamente a fondo perso, per responsabilizzare. Ritengo poi essenziale valorizzare maggiormente la formazione professionale, sulla scia di quanto fatto negli ultimi anni. E’ una particolarità elvetica unica nel suo genere, che contribuisce a tenere basso il livello di disoccupazione e a tenere alta l’attrattività della piazza economica svizzera. Sono anche favorevole a una generosa permeabilità tra i due mondi formativi: quello professionale e quello accademico.
Lavoro (e frontalieri)

Nel paragone internazionale, il mercato del lavoro in Svizzera gode di buona salute: la bassa disoccupazione e i buoni redditi ci sono invidiati dai paesi confinanti. Ciò è in particolare dovuto all’apertura dell’economia svizzera (un franco su due è guadagnato con l’esportazione), alla flessibilità del mercato del lavoro (i partner sociali vi giocano un ruolo chiave senza rigide norme statali) e alla formazione professionale unica nel suo genere. Occorre però un occhio di riguardo per le zone di frontiera come il Ticino, sottoposte alla pressione della manodopera transfrontaliera. Situazioni di dumping salariale o di sostituzione di manodopera residente minacciano la pace sociale e vanno prontamente affrontate, sia con gli strumenti legali che con l’etica della responsabilità, affinché sia data preferenza al mercato svizzero. La crisi valutaria franco-euro è anche un’opportunità, cioè uno stimolo per l’innovazione, sia a livello aziendale (migliorando la produttività), sia statale (riducendo la burocrazia e facilitando la creazione, la gestione e l’imposizione aziendale).
Sanità

L’ alta qualità delle cure mediche a cui abbiamo accesso, invidiataci a livello internazionale, deve continuare a essere garantita. Tuttavia costi della salute, e con essi i premi delle casse malati, aumentano in modo preoccupante. Affinché il nostro buon sistema sanitario continui a essere finanziabile, è indispensabile responsabilizzare di più tutti gli attori in gioco, con incentivi più chiari. La solidarietà è necessaria per coprire ciò che l’individuo da solo non può pagare, non per soddisfare qualsiasi bisogno individuale.
Socialità

Le sicurezze sociali sono preziose e appartengono a un Paese all’avanguardia come il nostro. Chi si trova in seria difficoltà dev’essere aiutato. Ma un sistema solidale sopravvive solo se sorretto da una forte etica della responsabilità individuale. Se il dare è ridotto a un obbligo e il ricevere a un diritto, s’innesca una spirale di assistenzialismo perniciosa e si uccide la vera solidarietà, quella fondata sul carattere volontario e spontaneo del donatore. La crisi del debito di molti paesi europei ha drammaticamente evidenziato tale deriva già descritta nel XIX. secolo da pensatori come Frédéric Bastiato CharlesMonnard. La socialità dev’essere finanziariamente sostenibile nel tempo: è infatti irresponsabile lasciare alle future generazioni debiti generati dalla nostra smoderatezza e noncuranza. Gli abusi in ambito sociale sono particolarmente odiosi e vanno combattuti con mano ferma.
Sicurezza

La sicurezza è essenziale per la qualità di vita. In Svizzera siamo riusciti a trovare un buon compromesso tra sicurezza e libertà, tra repressione e prevenzione. Le leggi e il diritto devono essere chiari, sicuri e veloci, per essere credibili. Chi viola le leggi deve assumerne le conseguenze senza cavilli e lentezze. Il rischio di recidiva va ridotto al minimo con misure adeguate. Anche la prevenzione svolge un ruolo fondamentale: una parte importante dei reati commessi restano infatti invisibili, ad esempio nell'ambito della violenza domestica.
Trasporti

Il trasporto su strada e su rotaia, il trasporto pubblico e privato, sono entrambi importanti per me, non ne faccio una questione ideologica. La ferrovia, che personalmente uso moltissimo, va mantenuta ai buoni livelli attuali e ove possibile ampliata, garantendo una combinazione ottimale con la strada. Le strade vanno mantenute in buono stato e ampliate dove richiesto. La mobilità nel suo assieme dev’essere anch’essa sostenibile e coprire i costi, senza esternalizzazioni e senza distorsioni della concorrenza. In particolare sono favorevole a definizioni severe e internazionali di parametri d’inquinamento dei veicoli (in particolare pesanti) e alla promozione di un traffico eco-sostenible (dal 2014 ho scoperto il piacere della guida di un’auto elettrica).
Svizzera e Europa

Sono contrario a una politica di chiusura su sé stessi: indebolirebbe la Svizzera, troppo piccola per sopravvivere da sola nel XXI. secolo. È anche grazie alla forza lavoro proveniente dall’UE se abbiamo raggiunto il benessere economico di cui godiamo. Dico però anche NO all’adesione della Svizzera all’UE: la via bilaterale resta l’opzione migliore. Sono dunque favorevole agli accordi bilaterali e al loro rafforzamento; il nostro Paese deve potersi adeguare alle regole di accesso al mercato europeo. Un accordo quadro istituzionale è in questo senso una possibile via, ma a condizione che non limiti la nostra sovranità. Esso va inoltre approvato dal popolo. Possiamo anche concederci un po’ tempo, perché la situazione geo-politica in Europa evolve rapidamente dopo il Brexit. Per quanto concerne l’applicazione dell’iniziativa contro l’immigrazione in massa, sono persuaso che la decisione parlamentare del dicembre 2016 rappresenti la soluzione più pragmatica, per non mettere in pericolo i Bilaterali e i relativi posti di lavoro. Quest’applicazione limita l’immigrazione e privilegia il mercato interno del lavoro. Infine sono contrario all’iniziativa RASA e ad eventuali controprogetti, perché a questo punto si rilevano inutili.