Interventi divulgativi

di Ignazio Cassis, Consigliere nazionale

“Basta un poco di zucchero e la pillola va giù” – cantava Mary Poppins nell’omonimo film del 1964. La ricetta torna prepotentemente di moda, soprattutto in politica. Ci sono riforme necessarie per la stabilità e il benessere del nostro Paese, ma difficili da compiere, soprattutto in una democrazia diretta. Pensiamo alla riforma fiscale delle imprese (appena bocciata in votazione popolare), alla strategia energetica (appena accolta in votazione popolare) e alla riforma delle pensioni, sui cui voteremo in settembre.

Che cosa abbiamo imparato? Il rifiuto della riforma fiscale, ancorché necessaria a consolidare le entrate fiscali, era legato al fatto che nessun ne aveva un beneficio immediato. Nessun zuccherino, dunque NO. Perciò ora la sinistra sta imponendo lo zuccherino: ampliare gli assegni per figli. L’accettazione della riforma energetica era legata a diversi vantaggi economici immediati: sovvenzioni all’idroelettrico e sovvenzioni alle energie alternative. Diversi zuccherini, dunque SI. La riforma delle pensioni, che sarebbe corretto chiamare pseudo-riforma perché invece di consolidare l’AVS la destabilizza, vuole convincere il popolo regalando a innaffiatoio (pensionati esclusi) 70 franchi. Uno zuccherino, dunque … il risultato lo vedremo in settembre.

Quest’evoluzione mi preoccupa. Come medico so che troppo zucchero fa male: genera sovrappeso, dipendenza e diabete.  Ci rende malati cronici. Come politico ho la stessa preoccupazione. Se il cittadino è vieppiù considerato incapace di decidere oltre il proprio naso, tanto da dover essere imbonito con continui zuccherini, la democrazia diretta è in pericolo. Il cittadino sviluppa infatti una dipendenza allo zucchero e si abitua a dire SI a una riforma soltanto quando ne vede un beneficio immediato e personale. Una democrazia diretta esige però cittadini indipendenti e capaci di considerare non solo il proprio tornaconto, ma anche l’interesse collettivo e di più generazioni.

Lo zucchero fa male anche ai politici. Perché se i Consiglieri federali adottano la politica degli zuccherini, faticheranno a fare marcia indietro. Uscire dalle dipendenze è difficile: che si tratti di fumo, alcool o zucchero fa poca differenza. Per sua natura il politico vuole vincere, avere successo, riuscire nelle riforme. Se tuttavia compera il consenso popolare con zuccherini, non farà il bene del Paese e raggirerà il popolo. Perché gli zuccherini hanno un costo e il loro prezzo lo pagano i cittadini, spesso con la carta di credito dei propri figli.

Essere liberale-radicale significa decidere con razionalità, anche quando la decisione può apparire impopolare. La brama di popolarità danneggia non solo la democrazia, ma anche il politico. E più volte si sbaglia: ciò che a prima vista appare impopolare non sempre lo è. Perciò agli zuccherini che intossicano la politica preferisco la coerenza: meno dolce, ma più sincera!